QUEI DISEGNI RIVELAZIONE
Don Gasparini: «Nei ritratti un senso di forza nella durezza della vita»
Vescovi: «Grande cura nella luce», Rucco: «Un pittore fuoriclasse»
di Laura Pilastro
Uno dei primi ad uscire dalla mostra è il direttore del museo diocesano, mons. Francesco Gasparini, che negli occhi ha ancora l’emozione suscitata dalle opere: «Sono rimasto molto colpito dai disegni che esprimono profonda spiritualità – dice – Nei volti ritratti da Van Gogh si ritrova un senso di forza, di sofferenza, di tribolazione. Il pittore è riuscito a far sentire il legame con la terra di queste persone, la fatica di portare avanti una vita dura». Un’impressione completamente diversa l’hanno restituita, invece, i dipinti degli anni francesi: «Quadri pieni di luce – continua il direttore – capaci di esprimere una spiritualità alta, che va al di là della natura ritratta, una sorta di respiro universale che porta con sé un pensiero di eterno».
Un altro visitatore eccellente esce dall’ultima sala: «Siamo molto fortunati a godere di una raccolta così straordinaria di opere a casa nostra – interviene il presidente di Confindustria, Luciano Vescovi – Mi ha impressionato la cura con la quale sono stati illuminati i quadri. Una cura che permette di cogliere il valore straordinario delle opere, l’artista nella sua eccezionale capacità». Il numero uno dell’associazione Industriali ha partecipato alla visita guidata del curatore Marco Goldin, la prima di una serie di visite curate da Linea d’Ombra che, una dopo l’altra, si sono susseguite nel salone della Basilica palladiana, in occasione dell’anteprima della mostra: «È un modo per staccare la spina immergendosi in ciò che ha rappresentato questo artista e negli anni in cui ha vissuto». Tra le autorità invitate all’apertura straordinaria della mostra, anche il prefetto Umberto Guidato, che si ripromette «di tornare a visitarla con grande attenzione, sala per sala». Intanto, l’assaggio di ieri gli è sufficiente per esprimere un primo commento:
«Emozionante vedere le opere di un grande maestro della pittura – dichiara Guidato – che di solito si possono ammirare soltanto nei libri. Ogni quadro richiede una concentrazione particolare, avrò modo di approfondire la visita».
Dalla tenda rossa che separa l’ultima sala dal loggiato della Basilica palladiana fa la sua comparsa anche il capogruppo di Idea Vicenza in Consiglio comunale, Francesco Rucco: «Una mostra di livello dedicata a un fuoriclasse della pittura – osserva il consigliere – Anche l’allestimento, rispetto alla sua versione iniziale, ha rispettato il luogo che lo ospita, cioè la Basilica palladiana, che è essa stessa punto di attrazione».
Di qui un auspicio: «Speriamo arrivino tanti visitatori a Vicenza. In prospettiva, però, occorre dare più continuità agli eventi in Basilica, per evitare che si crei il deserto culturale». «Un Van Gogh inedito e più intimo – sottolinea il consigliere delegato alle pari opportunità, Everardo Dal Maso – Mi hanno colpito sia i disegni, sia i quadri che restituiscono del pittore una visione diversa da quella che ci si attende».

BIBETECH
“Vincent” è la lampada brevettata a Montecchio Maggiore

di Maria Elena Bonaciniù
“Vincent” illumina Van Gogh. È stata battezzata col nome del pittore di cui illuminerà le opere la lampada creata dalla ditta Bibetech di Montecchio Maggiore, che è co-protagonista della mostra.
Ai faretti led tocca far risaltare i colori dei dipinti, ma anche i disegni del maestro olandese. La vernice è stata il debutto anche per Vincent, nata da un lavoro durato oltre un anno e mezzo. «È stata costruita ad hoc per il mondo museale – spiega Luca Biasiolo, titolare di Bibetech – con caratteristiche specifiche per esaltare i colori dei dipinti, i disegni, le sculture o i mobili di pregio. Siamo un’azienda con 80 dipendenti e 10 milioni di fatturato, ma nell’illuminazione ci confrontiamo con colossi come Philips e Osram, quindi abbiamo pensato di ritagliarci una nicchia di soluzioni su misura».
Conosciuto Goldin, si sono trovati a confrontarsi con la Basilica: «È uno scenario splendido, ma con problemi d’illuminazione e il lavoro per trovare la luce ideale è durato sei mesi, utilizzando 200 faretti».
A spiegarne le caratteristiche è Marco Angelini, responsabile Ricerca e sviluppo e “papà” di Vincent. «Le lampade – illustra – sono basate su tecnologia al led, perfetta per i quadri perché non scalda e non contiene infrarossi o ultravioletti, che danneggiano i pigmenti e offrono caratteristiche non presenti nelle altre utilizzate nei musei. Per prima cosa è possibile cambiare la tonalità del bianco da calda a fredda, all’interno di un ampio range; quindi il curatore può scegliere la più adatta per ogni quadro. Poi consentono di riquadrare l’opera, per creare un contrasto con l’ambiente, facendo risaltare i colori e rendendoli più intensi, dai toni impossibili con altre lampade. Ogni pezzo ha bisogno della sua tonalità: per i disegni basta poca luce e calda, per altri è meglio un bianco più freddo.
Tutte le lampade sono controllare tramite smartphone o tablet». Prototipi sono presenti al Louvre in via sperimentale: tre rappresentanti del museo di Parigi saranno a Vicenza alla mostra.